
“L’Italia è il Paese che amo..”, così come nel ‘94, quando registrò quel messaggio che nel giro di pochi giorni rimbalzò in tutte le case degli Italiani segnando l’inizio di un grande trionfo, Silvio Berlusconi sale sul palco, rilegge quel discorso e stupisce per l’ultima volta i dirigenti Forzisti. Non è nel suo solito fare, ma stavolta il carisma che da sempre l’ha contraddistinto nei suoi interventi, sfocia in commozione. Sale sul palco pochi minuti dopo che il Consiglio Nazionale aveva approvato per acclamazione la mozione letta dal coordinatore nazionale Denis Verdini. Quella è l’acclamazione che da il via alla convergenza nel Popolo della Libertà, affidando a Berlusconi, pieno mandato per le scelte e gli adempimenti in vista del congresso unitario di marzo. Oggi l’atto finale di quel “miracolo italiano”, quattordici anni dopo quel ‘94 che ha segnato la sua “discesa in campo” negli anni del “movimento” di massa, quando forza Italia non era ancora un partito, ma l’inizio di un progetto. Correvano gli anni i cui si presentava un nuovo soggetto liberista stracolmo di contenuti, ma carente di struttura organizzativa e classe dirigente. Fu così che quel primo Governo Berlusconi cadde dopo pochi mesi anticipando la sconfitta del ’96 che rappresentò lo spunto per giocare la carta vincente, quella della svolta. Mentre il vincente Ulivo si “godeva” la vittoria alternando Premier e crisi di governo, Silvio Berlusconi spinto dalla sua visione manageriale, trae gli aspetti positivi della stessa sconfitta e cambia tutto, o per lo meno, quasi tutto del suo “movimento”. Nel giro di qualche mese, quelli che erano i suoi Club, grazie anche a diverse nuove personalità, anche provenienti da altri percorsi, diventano un partito organizzato. Vincente all’europee del ‘99 e alle regionali del 2000, si affermava un partito organizzato territorialmente con i coordinamenti cittadini, provinciali, ma soprattutto negli uomini. Forza Italia era adesso un partito si, alla quale mancavano però quei contenuti che nel ‘94 sembravano davvero essere il collante di un grande e storico cambiamento della nostra democrazia. Il partito c’era. Berlusconi si appellava a interessi sociali più precisi e focalizzati, come quelli dei lavoratori autonomi e puntando inoltre su una netta polarizzazione tra destra e sinistra, toglieva spazio a ipotesi di centriste che venivano spazzate via dalla radicalizzazione dello scontro. Era la strada verso il futuro. La semplificazione dei termini dello scontro elettorale, faceva buon gioco ad una campagna di “lancio” del marchio sviluppata con un successo che ha ben pochi precedenti. Conosciamo bene il post vittoria schiacciante del 2001, i seguenti cinque anni di Governo, la crisi delle elezioni regionali del 2005 e il “pareggio” del 2006 con L’Unione. Era la fine della crisi del sistema, cinque anni passati troppo in fretta che ci lasciarono poco e nulla, se non la voglia di un paese nuovo, moderno e bi polarizzato. Ciò che forse finalmente riusciremo a toccare tra qualche mese. Sembra la vecchia storia del pioniere e dell’inseguitore. Il Pd cerca di anticipare, il PdL parte ad inseguire al momento giusto. Il Pd ci prova, il PdL ci riesce! Il 18 novembre 2007 Piazza San Babila per tanti fu solo un uscita di un Leader ormai anziano e quasi impazzito, per alcuni, forse pochi, il primo e passo verso la modernizzazione politica. Le elezioni le abbiamo vinte. La maggioranza del paese è con noi. Oggi dall’altra parte del binario c’è un grande partito organizzato, Alleanza Nazionale, pronto con i propri uomini, donne, contenuti, idee e valori, a confluire anch’esso nel PdL. Che il momento sia vicino non c’è dubbio, lo scioglimento fin da subito, venne pianificato come un percorso condiviso, è ciò che ci si aspettava da tempo. Riporremo spille e tessere nel cassetto, tutto ben conservato. Ricordandoci del passato, ma puntando dritti al futuro. Adesso non è la baraonda umana a spaventarci, ma il leggero tocco di incertezza che giornalmente ci permette di vivere l’attività politica con interesse e curiosità del domani. Nel sistema meritocratico che ci aspettiamo per la società moderna, preferiamo l’incertezza al garantismo, ma pretendiamo e rivendichiamo che il Popolo della Libertà deve necessariamente fondarsi di congressi, elezioni interne, di dibattiti e confronti di ideali e appartenenze. E’ questo il punto di partenza sulla quale non si può mediare. Scendiamo in campo e giochiamo la partita solo se classe dirigente e meritocrazia andranno di pari passi. E intanto aspettiamo AN che..Sapendo che stiamo già da tempo percorrendo, quella strada verso il futuro.