di Antonio Riolo
Un’Italia lenta, frenata, quasi immobile, con l’impressione di avere una costante paura di inciampare o di scivolare. È l’Italia che da qualche mese siamo abituati a vivere. Un’Italia diversa da quella immaginata e sognata nel 1994. Il Parlamento bloccato, la crisi occupazionale (principalmente giovanile), la diffusa e crescente perdita della fiducia verso la politica e verso le istituzioni, il ruolo di “comparsa” sulla crisi dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, il passo indietro del Governo sull’energia nucleare e sulla liberalizzazione dei servizi idrici. “Particolari” di interesse generale a cui basta aggiungere alcuni eventi di carattere talvolta “personale” (che in realtà riguardano tutti), per rappresentare in pieno l’attuale contesto politico italiano.
Quest’ultimo riferimento è chiaramente rivolto alle urla, alle contestazioni, ai fischi, alle polemiche e agli insulti di cui siamo giornalmente spettatori e di cui sono giornalmente protagonisti partiti, sindacati, parlamentari, ministri, organi istituzionali, giudici e stampa. Sembra proprio come se qualcosa – soprattutto nelle istituzioni, che dovrebbero essere il motore del Paese – non sia più al suo posto. È un guasto che ricade principalmente in ottica europea, dove la politica è ormai in corsa costante e dove le grandi nazioni collaborano sempre meno.
Basta immaginare l’Europa come una batteria dei cento metri e l’Italia come uno dei migliori centometristi (visto e considerato che nessuno è convinto che le potenzialità del nostro Paese non siano all’altezza di Francia, Spagna, Inghilterra e Germania). Perché in mezzo a queste “grandi” l’Italia non affronta la questione europea da protagonista? Qual è il problema di fondo? Continuando ancora ad immaginare il tutto sotto l’aspetto sportivo-agonistico, il nostro Paese, stranamente, nella batteria di queste “grandi” europee sembra come se avesse deciso di correre con i lacci slegati.
Anche il 25 aprile è stato l’ennesimo giorno in cui i fischi hanno fatto notizia, in cui la polemica sul passato ha prevalso sull’esigenza di focalizzarci solo sulle giuste riforme istituzionali di cui abbiamo bisogno per ri-fare e ri-costruire l’Italia. Il futuro è l’unica priorità di cui la classe dirigente attuale dovrebbe occuparsi e per far ciò occorre innanzitutto riappropriarsi di quel “buon senso” che pare smarrito. Sì, perché il problema non sta solo nell’attuale presidente del Consiglio e nei suoi comportamenti. Fareitaliaè nata e si è costituita con il chiaro obiettivo di “guardare oltre”, immaginando il centrodestra “figlio unico”, senza fratelli o sorelle minori. Un solo centrodestra che non si può replicare e di cui non ci possono essere doppioni perché la duplicazione, la frammentazione e la disaggregazione portano verso un’unica direzione: il crollo ulteriore della fiducia dei cittadini nei confronti della politica.
Ma riformare il sistema rivolgendosi sempre e solo ad altri sistemi europei per capire a quale è più conveniente ispirarsi è sbagliato. Occorre semplicemente un sistema politico “all’italiana”, che non sia preda di una sola individualità/personalità. Un sistema in cui chi vince le elezioni governa e chi le perde, piuttosto che invocare dimissioni ed elezioni anticipate dal giorno dopo in cui si vota, si occupa di esercitare con responsabilità e rispetto il ruolo che concerne all’apposizione. Un sistema in cui non venga permesso a nessuno di presiedere il Governo per più di due legislature e in cui il ricambio generazionale sia naturale e non faccia notizia. È una strada dura e difficile che un centrodestra unito e responsabile potrebbe sicuramente affrontare. Riforme istituzionali subito nell’interesse generale e per il “bene comune”, creando un nuovo centrodestra capace di farle.
Immaginiamo e sogniamo un centrodestra capace di svolgere il ruolo di governo con buonsenso, in grado di allacciarsi (ben strette) quelle scarpe da tempo slacciate e pronto a lanciare la sfida delle riforme senza però avventurarsi in doppioni inutili e di sterili coalizioni “antiqualcuno”.
(Articolo pubblicato su www.fareitalia.com)
Etichette: Fareitalia
