(Giornale di Sicilia – 16 Giugno 2011)
A due anni dalla mia elezione in Consiglio Comunale.
7 giugno 2011Il 7 giugno 2009 sono stato eletto al Consiglio Comunale di Acireale grazie alla fiducia di 237 cittadini acesi.
Grazie ancora a tutti gli amici (anche a quelli con cui ci siamo “politicamente” separati) che mi hanno sostenuto.
Da quel giorno sono passati esattamente 2 anni e sono cambiate tante cose: era appena finita AN (..e finiva lentamente anche Azione Giovani), stavano nascendo il PDL e Giovane Italia (..ma forse non sono mai nate) ma oggi, solo ed esclusivamente per una scelta ideale, proseguo il mio impegno in Fareitalia, Generazione Futuro e FLI.
Sebbene per una decisione ideale sono stato sfrattato dalla maggioranza vincente non andrò mai contro il programma elettorale che ho sottoscritto; continuo ogni giorno l’impegno costante/massimo per Acireale e, soprattutto – nonostante le divisioni che se non fermate in tempo consegneranno anche il Paese nelle mani della sinistra – sogno ancora un centro-destra unito.
Fareitalia debutta in Sicilia.
9 maggio 2011
di Antonio Riolo
Sala gremita a Palazzo della Cultura sabato scorso durante la presentazione dell’Associazione a Catania, in cui si è contemporaneamente tenuto il convegno “Fareitalia/Faresud” con il chiaro obiettivo di stimolare e riaprire il dibattito per tornare a dialogare immaginando le riforme che servono alla Sicilia, al Meridione e al Paese.
Ripartire dalla Sicilia – storico laboratorio politico di riflesso nazionale – anche da posizioni diverse ma consci di avere delle radici comuni che affondano nel Partito popolare europeo per ritrovare lo spirito del blocco vincente che permise il 61-0 alle elezioni politiche del 2001 e ricostruire “il” centro-destra unito.
Proprio con questo spirito, Adolfo Urso, presidente di Fareitalia – annunciando che a luglio con la Fondazione FareFuturo organizzerà un dibattito/evento sul “Mediterraneo 2020” in un luogo simbolo come Lampedusa – ne ha parlato con i sottosegretari Miccichè (Cipe) e Musumeci (Lavoro) e con i coordinatori regionali di Fli e Udc, Scalia e D’Alia.
Dalla “tempesta” continua che il “vicino” Mar Mediterraneo sta attraversando, passando per il governo nazionale e per quello regionale siciliano, coincidenti nei tempi e nei contenuti formali (si trovano entrambi al giro di boa delle rispettive legislature nelle quali, in questi tre anni, è stato modificato il rapporto precedentemente stabilito con gli elettori) – il convegno introdotto dall’on. Fabio Fatuzzo e moderato dal prof. Felice Giuffrè – ha riprodotto lo scenario attuale del panorama politico siciliano e nazionale, finendo sull’odierno clima di scontro con cui larga parte dell’attuale classe dirigente riesce giornalmente ad aumentare la perdita di fiducia dei cittadini nei confronti della politica.
Così, la presentazione catanese, oltre ai numerosi amici e sostenitori di Fareitalia e agli “evidenti” curiosi intervenuti spontaneamente, ha suscitato l’interesse e l’attenzione di parecchi esponenti politici (simpatizzanti e dirigenti di partito, amministratori locali, parlamentari regionali e nazionali) di Fli, Udc, Forza del Sud, La Destra e Pdl che, dopo tanto tempo, si sono ritrovati insieme in un clima di interesse generale e con una evidente presa d’atto (tra i relatori e soprattutto in sala) che nel fare quel giro di boa di metà legislatura, c’è l’esigenza di preparare un nuovo patto per sopperire alla mancanza di una forza di destra popolare e riformista, moderna ed europea, di prospettiva nazionale ma consapevole che l’attuale sfida contro l’asse del nord (Berlusconi-Bossi) la si combatte soprattutto nel mezzogiorno; se questo nuovo patto non venisse realizzato, non ci saranno provvedimenti e prospettive per il mezzogiorno e soprattutto non ci sarà neanche un progetto di risalto nazionale. Arrivederci a Lampedusa.
(Articolo pubblicato su www.fareitalia.com)
Fareitalia/Faresud a Catania.
1 maggio 2011Ricominciamo a correre verso il traguardo delle riforme.
27 aprile 2011di Antonio Riolo
Un’Italia lenta, frenata, quasi immobile, con l’impressione di avere una costante paura di inciampare o di scivolare. È l’Italia che da qualche mese siamo abituati a vivere. Un’Italia diversa da quella immaginata e sognata nel 1994. Il Parlamento bloccato, la crisi occupazionale (principalmente giovanile), la diffusa e crescente perdita della fiducia verso la politica e verso le istituzioni, il ruolo di “comparsa” sulla crisi dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, il passo indietro del Governo sull’energia nucleare e sulla liberalizzazione dei servizi idrici. “Particolari” di interesse generale a cui basta aggiungere alcuni eventi di carattere talvolta “personale” (che in realtà riguardano tutti), per rappresentare in pieno l’attuale contesto politico italiano.
Quest’ultimo riferimento è chiaramente rivolto alle urla, alle contestazioni, ai fischi, alle polemiche e agli insulti di cui siamo giornalmente spettatori e di cui sono giornalmente protagonisti partiti, sindacati, parlamentari, ministri, organi istituzionali, giudici e stampa. Sembra proprio come se qualcosa – soprattutto nelle istituzioni, che dovrebbero essere il motore del Paese – non sia più al suo posto. È un guasto che ricade principalmente in ottica europea, dove la politica è ormai in corsa costante e dove le grandi nazioni collaborano sempre meno.
Basta immaginare l’Europa come una batteria dei cento metri e l’Italia come uno dei migliori centometristi (visto e considerato che nessuno è convinto che le potenzialità del nostro Paese non siano all’altezza di Francia, Spagna, Inghilterra e Germania). Perché in mezzo a queste “grandi” l’Italia non affronta la questione europea da protagonista? Qual è il problema di fondo? Continuando ancora ad immaginare il tutto sotto l’aspetto sportivo-agonistico, il nostro Paese, stranamente, nella batteria di queste “grandi” europee sembra come se avesse deciso di correre con i lacci slegati.
Anche il 25 aprile è stato l’ennesimo giorno in cui i fischi hanno fatto notizia, in cui la polemica sul passato ha prevalso sull’esigenza di focalizzarci solo sulle giuste riforme istituzionali di cui abbiamo bisogno per ri-fare e ri-costruire l’Italia. Il futuro è l’unica priorità di cui la classe dirigente attuale dovrebbe occuparsi e per far ciò occorre innanzitutto riappropriarsi di quel “buon senso” che pare smarrito. Sì, perché il problema non sta solo nell’attuale presidente del Consiglio e nei suoi comportamenti. Fareitaliaè nata e si è costituita con il chiaro obiettivo di “guardare oltre”, immaginando il centrodestra “figlio unico”, senza fratelli o sorelle minori. Un solo centrodestra che non si può replicare e di cui non ci possono essere doppioni perché la duplicazione, la frammentazione e la disaggregazione portano verso un’unica direzione: il crollo ulteriore della fiducia dei cittadini nei confronti della politica.
Ma riformare il sistema rivolgendosi sempre e solo ad altri sistemi europei per capire a quale è più conveniente ispirarsi è sbagliato. Occorre semplicemente un sistema politico “all’italiana”, che non sia preda di una sola individualità/personalità. Un sistema in cui chi vince le elezioni governa e chi le perde, piuttosto che invocare dimissioni ed elezioni anticipate dal giorno dopo in cui si vota, si occupa di esercitare con responsabilità e rispetto il ruolo che concerne all’apposizione. Un sistema in cui non venga permesso a nessuno di presiedere il Governo per più di due legislature e in cui il ricambio generazionale sia naturale e non faccia notizia. È una strada dura e difficile che un centrodestra unito e responsabile potrebbe sicuramente affrontare. Riforme istituzionali subito nell’interesse generale e per il “bene comune”, creando un nuovo centrodestra capace di farle.
Immaginiamo e sogniamo un centrodestra capace di svolgere il ruolo di governo con buonsenso, in grado di allacciarsi (ben strette) quelle scarpe da tempo slacciate e pronto a lanciare la sfida delle riforme senza però avventurarsi in doppioni inutili e di sterili coalizioni “antiqualcuno”.
(Articolo pubblicato su www.fareitalia.com)




